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maurizio nerozzi

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Amare sempre

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Ai miei figli.
Non so perché sono a questo mondo e credo che pochi di noi lo sappiano. Ma ora credo che, in fin dei conti, sia poco importante saperlo. Per di più, poi, quand’anche potessimo dare una risposta a questo perché, non saremo mai sicuri di poter dire, senza ombra di dubbio, ‘sì è quella giusta’ ‘io sono qui per questo‘. Avremmo sempre il dubbio che tale risposta sia mendacemente palese più per non dover continuare una ricerca che, sicuramente, si esaurirebbe solo al di là della nostra esistenza. Non di meno la fragilità del filo che può condurci a completare una vita senza che questo si possa spezzare prima d’averne dato un senso compiuto, ci dovrebbe convincere a desistere in questa inutile, me ne rendo conto solo ora, ricerca. Cogliere, piuttosto, ogni attimo che ci è concesso di vivere prima che il filo si spezzi, è, sicuramente, una scelta più intelligente oltre che più praticabile.
Credo che nessuno delle persone che hanno vissuto prima di noi, dall’uomo qualunque ai personaggi più importanti dell’umanità, coloro che hanno lasciato un segno del loro passaggio sui libri di storia, abbiano raggiunto il vero e compiuto scopo di questo loro divenire. Credo, piuttosto, che avrebbero voluto che il filo non si spezzasse perché il loro fine, ai loro occhi, non si era ancora compiuto.
Dunque, mi chiedo, perché cercare della vita, la nostra, uno scopo. Ammesso che ognuno di noi si interroghi, prima o poi, sul perché di essa, sprecando tempo prezioso.
Togliendolo a quello che è e che invece potrebbe essere. Perché, forse, in fin dei conti, è solo questo: un incessante, lento, imperscrutabile cambiamento.
Un imperscrutabile cambiamento che non possa mai risolversi se non nel condurci verso il prossimo, e poi il prossimo ancora.
La nostra vita è, dunque, solo cambiamento senza alcuno scopo? Oggi, qui disteso su questo divano, in questo 25 dicembre, con le palpitazioni che da un po’ di tempo mi assalgono la notte, e che instillano in me, lentamente, goccia a goccia, la paura che il filo si stia spezzando, mi sono convinto che non solo lo è ma deve, assolutamente deve, esserlo.
Mi sono convinto che non è importante ed è inutile pensare che la fragilità di esso, di questo sottilissimo filo, ci possa impedire, un giorno, di raggiungere, quand’anche avessimo capito quale fosse, lo scopo della nostra vita. Sarebbe uno stupido alibi.
In questi ultimi anni mi sono fermato. E forse è capitato o capiterà ad ognuno prima o poi. In questo fermarmi ineluttabilmente il tarlo di questa inutile ricerca mi ha reso ancora più immobile.
Cambiare continuamente. Fare in modo che il giorno passato sia un piccolo mattone di sostegno al piccolo mattone successivo. In una crescita infinita senza alcun limite.
Lasciando che altri proseguano ciò che si è iniziato.
Perché, in fin dei conti, anche gli uomini che hanno lasciato un segno del loro passaggio su questo mondo, lo devono a coloro che hanno posato il primo piccolo mattone di una storia che non può, e non deve, concludersi in un’unica esistenza. Credo che non esista un buono scopo nella vita. Ora credo che esistano solo buoni cambiamenti.
Auguro ai miei figli, ai miei nipoti, ai miei fratelli, ai miei amici di non commettere mai questo mio stesso errore. Auguro a me stesso di ritrovare la forza di continuare a cambiare, a crescere, senza alcuno scopo se non quello di lasciare un esempio di come tutto possa essere migliore e di quanto questa sia l’unica ricerca che possa dare un senso a tutto questo.
Cercherò con tutte le mie forze di riuscirci.


 


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