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Morte

Maurizio vassalli

Poesia pubblicata il 23/10/2019 | 156 letture

Novanta metri,
di paura e morte,
sotto le ruote,
la strada ha ceduto,
sprofondando nel nulla,
per un tempo infinito,
macchine e camion,
lanciati nel vuoto.

Stralli strappati,
da mani invisibili,
mani consunte.

Alcuni pezzi d’asfalto,
saltano su,
in alto,
in alto,
per poi cadere,
e sparire,
sotto un cielo,
plumbeo.

Pochi attimi,
un tempo infinito,
la vita scorre,
scorre a ritroso,
in un film in cellulosa,
reminescenze,
lampi di giorni,
lontani,
mentre si stringe,
con rassegnazione
l’ultimo alito di vita,
e si scorgono gli angeli,
di un paradiso,
non più lontano,
ora vicino.

E giù,
giù,
come un proiettile,
sparato
da un’arma ancestrale,
come una palla
di cannone,
che reca il suo,
messaggio
di distruzione,
e massacro.

Poi,
rovinare al suolo,
in una giornata,
d’agosto.

Un punto nevralgico,
collegamento autostradale,
un ponte,
è crollato,
come un castello di carte.

Quarantatre vittime,
tra i rottami,
di un destino
fatale,
vittime,
del logorio,
del tempo,
vittime,
dell’inadempienza,
nella salvaguardia dovuta.

una città a lutto,
nell’incredulità,
assoluta
in una vigilia,
di ferragosto,
imbrattata,
di sangue.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.


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