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Come un gregge di pecore allo sbando

Sociale

sergio garbellini

Poesia pubblicata il 18/10/2020 | 64 letture

Le pecore procedon tutte in fila
seguendo quelle che gli stan davanti,
a testa bassa, senza alcuna meta
e senza iniziative rilevanti.

Così ci comportiamo tutti noi,
valenti, rassegnati cittadini
che devono subir le imposizioni
e vengono trattati da bambini.

Nessuno s’alza in piedi per gridare
la disapprovazione popolare,
siam bravi tra gli amici o dentro casa
ad essere scontenti e criticare.

Assomigliamo veramente tanto
al gregge delle pecore sbandate
costrette ad andar dietro alle compagne
da sembrar tutte ... telecomandate.

Appena s’avvicinan l’elezioni
siam pronti ad ascoltar tutti coloro
che promettono sempre mari e monti
con nuove prospettive di lavoro.

In verità si sa che tutto questo
gli serve solamente a far carriera,
perché una volta entrati in Parlamento
...dimostrano la loro sicumera.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio,
diceva un vecchio motto ed a ragione
in quanto sono un mondo d’egoisti ...,
ma il popolo ogni volta non s’oppone!

Ed ora col gravissimo problema
di questa inaspettata pandemia,
la gente s’è così disorientata
da non trovare più la giusta via.

Non si sa più da quale parte andare,
perché non s’intravvede alcun futuro,
viviamo alla giornata senza fare
alcun progetto serio e duraturo.

Se ci guardiamo intorno siamo vivi,
però sembriamo tutti dei fantasmi,
abbiam perduto il senso della vita
insieme ai nostri facili entusiasmi.

Siam come tante pecore allo sbando
e procediamo senza incitamenti,
perché davanti a noi non c’è futuro,
continuiamo a vivere di stenti.

L’Italia sta cercando di frenare
l’ondata travolgente dei contagi,
però per colpa di sconsiderati
aumenta sia la lista che i disagi.

Ci serve una severa reprimenda,
sennò continuiamo con l’andazzo
che i morti sono pochi e circoscritti
e tutto questo suscita imbarazzo.

La disciplina deve sempre stare
al primo posto nella nostra vita,
perché senza la quale è già scontato ...
non si ritrova più la via d’uscita.

Ci stiam lasciando andare alla deriva,
siam tutti sulla barca ch’è sospinta
dal vento dell’inutile speranza,
in questo modo è fragile la grinta.

Non siamo in grado di salvar l’Italia
da questa crisi sempre più gravosa,
nessun che s’impegna più di tanto
e l’incolumità ... è nebulosa.

Le pecore procedono nel gregge,
però son tutte condannate a morte,
ma noi che abbiamo un cuore ed un cervello
dobbiamo avvalorar la stessa sorte?

Sembriamo tante pecore allo sbando
che aspettano la manna giù dal cielo!
Se non c’impegneremo all’infinito ...
...dovremo constatarne ... lo sfacelo!

Nota dell'autore:

«Siamo un popolo d’oltre 60 milioni di abitanti, con oltre il 75% della popolazione che non ha ambizioni politiche o imprenditoriali a causa della povertà di risorse e si limita a vivere secondo le direttive che gli arrivano dall’alto, con decreti, tasse, ecc. dobbiamo obbedire e stare in silenzio, ne più ne meno come tante pecore nel gregge che vengono spinte dall’abitudine di seguire le altre che hanno davanti, ma le iniziative vere e proprie non riescono a prenderle in quanto prive di energiche possibilità, quindi rassegnate ad una vita quotidiana passiva. Ovvero come le pecore nel gregge.»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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