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L’ultima speranza affidata al vaccino

Sociale

sergio garbellini

Poesia pubblicata il 24/11/2020 | 70 letture

Sembriamo tante pecore
abbandonate al pascolo,
un microbo invisibile
ci fa sentire vittime

d’un vivere sabbatico,
ci piace d’esser critici
per colpa delle regole
che sono disagevoli.

Viviamo in modo apatico
ad aspettare un valido
vaccino che s’adoperi
a immunizzarci il fisico.

Saran per primi i medici
e poi secondo l’ordine,
gli anziani in stato debole
con qualche problematica.

E gli altri ... ricchi e poveri
aspettano il miracolo,
purtroppo poi s’ammalano
e molti di lor muoiono.

Si mira a contenere
il viatico del microbo
con ristrettezze al popolo
che come sempre è vittima

a cui non serve chiedere,
ma basta imporre il rigido
comportamento lecito ...,
...regime senza titolo.

La gente tace e mastica
l’amaro fiele e il fegato
trasmette riprovevoli
giudizi perché succube!

Noi siamo responsabili
e ci atteniamo agli obblighi,
però la vita statica
di certo non è florida!

Il virus è un pericolo
per tutti quanti in genere
e ci dobbiam convivere
provando un forte brivido.

Ci sembrano incredibili
queste vicissitudini
che stiam vivendo rigidi,
ma in senso assai sporadico.

Ormai la vita magica
vissuta in tempi ottimi
è diventata un futile
miraggio da raggiungere.

S’ingoia pane e collera
e senza avere un dialogo
diretto coi più intimi,
ci siamo ridotti al minimo.

Non si può più sorridere,
non si riesce a piangere
neppure per le vittime
che ogni giorno muoiono.

Non ci possiamo arrendere
a questo insopportabile
malefico autocrate
che ci fa viver statici.

Viviamo dentro un incubo,
soffriamo in modo vivido,
non ci sentiamo liberi
con l’animo ch’è apatico.

In questa insana disputa
possiamo solo perdere,
il virus è imbattibile
ed il vaccino làtita.

Dobbiamo solo attendere
quest’avido antidoto
sperando in un buon esito
per farci al fine vincere!

Nota dell'autore:

«Quest’incubo non vuole smettere di torturarci, ci sta facendo vivere un’esistenza davvero statica, anomala, insufficiente, siamo in balìa di uno tsunami senza fine, ci sentiamo chiusi in trappola, come i topi dentro una fogna e non riusciamo ad uscire da questa drammatica situazione. Nessuno avrebbe mai immaginato una sciagura del genere con quasi un milione e mezzo di defunti, viviamo nel lutto giornaliero più completo! Speriamo solo che il vaccino possa in qualche modo aiutarci ad uscire da questo tunnel buio e pauroso, l’ultima speranza è affidata al vaccino.»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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